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Map’N Town: la gamification da “intrattenimento” diventa MarTech misurabile con Mentarossa.

Nel lessico del marketing, “esperienziale” è una delle parole più abusate degli ultimi anni. Ma se togliamo le luci, i temporary, i photo-opportunity e il rumore da evento, resta una domanda molto concreta: quanto vale davvero un’esperienza, se non la puoi misurare?

È in questo punto cieco, tra mondo fisico e accountability, che si inserisce Map’N Town, la piattaforma di gamification firmata da Mentarossa che prova a fare un’operazione semplice (e ambiziosa): trasformare luoghi reali in touchpoint interattivi, e l’interazione in dato utilizzabile.
Nessuna app da scaricare: Map’N Town nasce in modalità “zero-barriere” e abilita cacce al tesoro digitali pensate per vivere in una città, in un centro commerciale, in una fiera o dentro uno showroom. Il punto non è far giocare le persone per il semplice gusto di divertirsi. Il vero obiettivo è farle muovere, scegliere, fermarsi, completare, e farlo in modo tracciabile.

Il contesto: offline cercasi (ma con KPI)

Mentre i costi di acquisizione sui canali social continuano a restare alti e la soglia di attenzione si assottiglia, cresce un’esigenza: tornare al mondo reale, ma senza rinunciare alla logica performance.

Map’N Town si propone come risposta a questa esigenza: portare la grammatica del digitale (funnel, conversioni, analytics) dentro l’esperienza reale. Il vantaggio competitivo che ne deriva è tutt’altro che banale: nel mondo reale, quando l’esperienza è ben progettata, l’utente si sente ingaggiato e non interrotto.
La piattaforma si posiziona su tre direttrici, abbastanza nitide da parlare a stakeholder differenti.

1) Istituzioni e turismo: drive-to-store, ma per borghi e botteghe.
Nel marketing territoriale la promessa è chiara: spostare i flussi, orientare i percorsi, valorizzare punti di interesse e attività locali. Non una campagna da guardare, ma un itinerario da completare. Il territorio smette di essere scenografia e diventa meccanica di gioco: se vuoi arrivare al premio, devi attraversarlo.

2) Brand e aziende: il lancio prodotto diventa un’avventura.
Sul fronte corporate, l’applicazione più interessante è la più pragmatica: far vivere il prodotto invece di raccontarlo. In fiera, in un flagship, in uno showroom, la narrazione può essere spezzata in tappe: quiz, indizi, obiettivi. E alla fine non trovi solo “contenuto”: trovi un incentivo (coupon, vantaggi, reward) che rende l’esperienza una progressione naturale verso la conversione.
Tradotto in metriche: più tempo di permanenza, più memorabilità, più interazione “volontaria”. E soprattutto: dati.

3) HR e team building: esperienza sì, ma tracciata.
Terzo asse: team building e percorsi per le risorse umane. Qui la differenza non la fa il “gioco” in sé (che esiste da sempre), ma la sua capacità di diventare strumento progettato e monitorabile: collaborazione, problem solving, dinamiche di gruppo. Non come storytelling interno, ma come format replicabile e personalizzabile sulle skill.

Il “contenitore” e il metodo: personalizzazione totale, caso per caso

C’è però un elemento che chiarisce davvero il posizionamento: Map’N Town non nasce come un format rigido, ma come un contenitore.
In pratica, la piattaforma definisce le meccaniche di gioco, regole, struttura del percorso, tipologie di tappe, logiche di reward, e soprattutto le metriche da misurare, ma l’applicazione è ogni volta sartoriale.
Ogni caccia al tesoro diventa completamente personalizzabile: non solo nella grafica o nei contenuti, ma nell’approccio stesso, nel ritmo, nel tono di voce, nelle dinamiche di ingaggio, nel tipo di challenge e nel modo in cui la storia conduce l’utente all’obiettivo (brand, vendita, visita, formazione, lead).

Ed è qui che entra il “cuore creativo” dell’agenzia ideatrice: Mentarossa porta nel progetto una regia narrativa e strategica che evita l’effetto “template” e rende ogni attivazione estremamente specifica per contesto, pubblico e obiettivi. Ogni tappa raggiunta, ogni quiz completato, ogni scelta dell’utente diventa un dato. E quei dati, aggregati, diventano una dashboard che consente di leggere l’esperienza come un percorso: dove il pubblico entra, dove si ferma, dove abbandona, cosa lo attiva.
In un’epoca in cui il digitale è iper-tracciato e il fisico continua a essere spesso “a sentimento”, l’idea è ribaltare il tavolo: portare la precisione dei numeri dentro l’emozione dell’esperienza.

La visione: “il percorso diventa un funnel”

A sintetizzare l’intuizione è Martina Pescioli, founder e mente creativa di Mentarossa: “L’obiettivo è dare una risposta alla mancanza di tracciabilità nel mondo fisico e rendere finalmente misurabile ciò che, nella promozione territoriale e aziendale, resta spesso astratto. Nella sua lettura, Map’N Town trasforma il percorso in un funnel fluido, unendo “l’emozione del gioco” alla “precisione dei dati” e creando un legame più profondo tra utente e organizzatore. Perché la sfida da affrontare non è “gamification sì / gamification no” ma, piuttosto: quanto è possibile far coincidere creatività e misurabilità, senza che una distrugga l’altra?”
Non serve una caccia al tesoro per scoprirlo, o forse sì con Map’N Town.

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