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Avrei voluto scriverlo io! (Puntata 1)

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Avrei voluto scriverlo io! (Puntata 1)

TUDUM! Lo spot Netflix che ci fa amare la pubblicità

L’aspetto più complicato dello scrivere, e forse anche il più sottovalutato da molti, non è tanto avere un’idea geniale, quanto renderla semplice. Non è affatto un controsenso dire che la semplicità implica tanto lavoro, intuizione, una vagonata di energia e soprattutto tanto, tanto tempo.

 

Pascal lo aveva capito già qualche annetto fa quando scriveva: “Se avessi avuto più tempo, ti avrei scritto una lettera più breve”.

 

Un telefono pubblico che squilla, un cagnolino che mostra delle sexy manette fucsia, il cellulare che non ha campo in un bosco poco rassicurante, la corrente elettrica che salta durante un temporale, una luce misteriosa che fuoriesce da un garage semichiuso, due uomini che riempiono un portabagagli con un carico sospetto, un numero di telefono recapitato insieme al conto. E poi un suono alla fine di ogni scena, sempre lo stesso: TUDUM.

 

I creativi della Publicis Italy che hanno partorito lo spot Netflix che sta furoreggiando dopo il suo esordio sanremese del febbraio scorso, hanno coniugato semplicità ed efficacia in un prodotto perfetto in cui, in aggiunta, l’emotività piove a secchiate sullo spettatore che si sente parte integrante dello storytelling.

La quotidianità, infatti, diventa un potenziale incipit di tante storie da raccontare, di serie tv e film in cui i protagonisti non sono i divi di Hollywood ma l’uomo della strada, i vicini di casa, il compagno di giochi, l’amico e l’amica con cui si prende un caffè al bar. Non ci sono eventi catastrofici, non ci sono effetti speciali miliardari: la semplicità della quotidianità è ingrediente sufficiente per imbastire il LA di un racconto che incuriosisce. Dopo può succedere qualunque cosa, possibile o impossibile, reale o fantascientifica, ma è la curiosità che nasce da un evento comune, da una situazione anche banale che ci tiene incollati allo spot in un minuto scarso che sembra piacevolmente durare un’eternità.

 

Ogni scena dello spot viene presentata in modo che lo spettatore si ritrovi catapultato in un genere cinematografico: si va dalla commedia al drama, dal poliziesco al fantastico e così via. Tutto il ventaglio della programmazione Netflix viene condensato in poche immagini in cui non ci sono dialoghi: l’unica parola pronunciata al termine di ogni scena non è neanche una parola, ma un TUDUM che immediatamente ci scaraventa sul divano e ci fa aprire un pacchetto di popcorn come tanti cagnolini di Pavlov.

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Al termine dell’ultima scena, una frase semplice e diretta appare sullo schermo e sintetizza quello che abbiamo appena visto: “Quando una grande storia sta per iniziare, lo senti”, con il TUDUM che stavolta non è affidato ad un attore ma è quello originale, quello che precede il logo Netflix che puntualmente arriva anche qui e ci ricorda che la storia è pronta per essere raccontata e gustata.

 

La forza di uno spot si vede anche da come questo riesca a sfondare la quarta parete e travalicare il momento pubblicitario per riversarsi nella quotidianità delle persone, trasformandosi in un tormentone da giocarsi nei contesti più disparati. Quanti di noi, dopo aver visto questa pubblicità, sottolineano un momento topico, anche a presa in giro, con un TUDUM? Che poi, a pensarci bene, è proprio quello che accade nello spot… Come se gli autori avessero saputo, consapevolmente o meno, prevedere gli effetti virali della loro creazione o, in qualche modo, abbiano voluto e saputo innescarli nello spettatore.

 

A proposito… Hanno appena suonato al citofono: TUDUM!

Mentarossa