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Attaccabottone: quando la creatività si fa manifesto

Attaccabottone Mentarossa Header

Ogni anno da Mentarossa ci concediamo un momento tutto nostro: una self-promo che nasce dalla voglia di “fare per il gusto di fare”, per esprimere la nostra passione per la comunicazione, il dettaglio, il design.
Nel 2025 la scelta è caduta su Attaccabottone, la nostra quarta edizione, presentata in occasione di WMF 2025, con un unico obiettivo: far parlare, partecipare, lasciar traccia.

Il Rational

Partiamo da una verità semplice: attaccare bottone non è mai così immediato.
Che sia lavoro, una conversazione nuova o un incontro di passaggio, il primo scambio di parole porta sempre con sé un piccolo salto nel vuoto. Ci si chiede se sia il momento giusto, se quello che diremo avrà senso, se saremo percepiti come troppo insistenti o troppo timidi.

Insomma, l’inizio è il punto più delicato.
E nella comunicazione accade la stessa cosa.

Ora, proviamo ad aumentare la complessità:
come si inizia una conversazione quando ci si trova in fiera, dentro uno stand, in mezzo a migliaia di stimoli?
E, allo stesso modo, come si apre un dialogo con un contatto “freddo”, che non ci conosce ancora, ma che potrebbe diventare qualcosa di più?

Qui nasce Attaccabottone:
dall’idea che la comunicazione non è solo “cosa diciamo”, ma come invitiamo qualcuno a iniziare a parlare con noi.
Che sia offline davanti a un banco, o online dietro uno schermo, il cuore è lo stesso: trovare un modo gentile e intelligente per creare relazione.

Non una forzatura, non una leva, non una “tecnica”.
Ma un gesto: piccolo, umano, quotidiano.
Un bottone che, se lo attacchi, apre davvero una conversazione.

Come lo abbiamo realizzato

Al WMF 2025 abbiamo voluto creare uno spazio che non fosse solo uno stand, ma un luogo d’incontro.
Abbiamo progettato un grande pannello vuoto: una parete che non esponeva, ma aspettava.
Aspettava che le persone si avvicinassero, scegliessero un bottone e decidessero dove attaccarlo. Un gesto semplice, quasi istintivo, ma pieno di significato: “io qui ci sono, e lascio traccia”.

Con ogni bottone aggiunto, la parete cambiava forma.
Non era un display “finito”, ma qualcosa che si costruiva insieme, dialogo dopo dialogo.
Alla fine della fiera, quel pannello non rappresentava noi: rappresentava tutte le conversazioni iniziate, le curiosità, gli sguardi scambiati, le mani che hanno scelto quel bottone e non un altro.

Era vivo.
E si muoveva come si muove una comunità quando trova un linguaggio comune.

I bottoni sono stati il cuore della campagna: abbiamo scelto di rappresentarli con delle spilline.

Non semplici “gadget”, ma piccoli segni d’identità: illustrate a mano, uno per uno, ognuno con un carattere, un tono, una sfumatura diversa.
Abbiamo scelto di disegnarle, produrle e rifinirle artigianalmente con un packaging che abbiamo letteralmente fatto a mano, perché volevamo che fossero oggetti che si toccano, si sentono, si portano addosso.

In un tempo in cui tutto è serializzato, noi abbiamo preferito la cura:
il tratto umano, il tempo dedicato, l’attenzione ai dettagli.

E poi c’è stata la Mentarossa Bag Mania.
Oltre 2.000 bag richieste e portate via, usate, indossate.
Non come “sacchetto da fiera”, ma come oggetto che continua a parlare anche fuori dallo stand.

Bottoni e bag sono diventati segni riconoscibili: cose che non si buttano, che si tengono, che si collezionano.
Perché dietro non c’è solo un logo.
C’è un invito: Attacchiamo bottone?

La comunicazione interna e il ruolo della creatività

Al WMF, Martina Pescioli è salita sul palco per parlare di un tema che spesso resta sullo sfondo, ma che determina la vita reale delle organizzazioni: la comunicazione interna.
Non quella che si vede fuori, non le campagne che conquistano premi o like, ma quella che vivono le persone ogni giorno, nei corridoi, nelle chat, nei riti silenziosi e invisibili che costruiscono la cultura di un’azienda.

Lo speech partiva da un’idea semplice, ma tutt’altro che banale:
la comunicazione che funziona davvero è quella che parte da dentro, per arrivare dentro.
Non serve un messaggio brillante se chi lavora all’interno non lo sente proprio.
Non serve un grande claim se manca la cura nei gesti, nelle parole, nei dettagli che fanno sentire le persone viste, ascoltate, coinvolte.

Il cuore della riflessione è stato questo:
non è solo cosa comunichiamo, ma come permettiamo alle persone di riconoscersi in ciò che viene comunicato.

La creatività non è decorazione: è relazione.
È ciò che trasforma un’informazione in appartenenza, un messaggio in identità condivisa.

Guardando avanti

Con Attaccabottone abbiamo ribadito che per Mentarossa la self-promo non è un esercizio autocelebrativo, ma piuttosto un laboratorio creativo, un momento per sperimentare, per giocare con le nostre competenze, per metterci in gioco. E soprattutto per invitare i nostri clienti, i nostri partner, i visitatori a essere parte della storia, non solo spettatori.

In fondo, la comunicazione di valore non è solo dire, ma fare insieme. E quel bottone che attacchi? È segno che sei presente, che hai deciso di partecipare. Noi ci siamo — e tu?

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