Come si racconta un brand?
ASCOLTANDO.
Per raccontare un brand, è fondamentale ascoltarlo. Che si tratti di rinnovare gli elementi grafici e comunicativi di un’azienda affermata, o di guidare un brand emergente a trovare la propria strategia giusta, è fondamentale mettersi in ascolto. A partire dal primissimo contatto.
Quando un’azienda ci chiede di lavorare a un rebranding, la prima domanda che facciamo non è “Quali colori vuoi usare?”, ma: “Se un cliente nuovo vi trova oggi, cosa capisce di voi in dieci secondi? È quello che volete che capisca?”.
Spesso la risposta è confusa e, in quei casi, il rebranding si giustifica da solo.
In altri casi, scopriamo invece che il problema non è l’identità, ma il prodotto, il servizio, la strategia commerciale. Cambiare logo, in quel caso, è solo un modo costoso per rimandare il problema vero. Il nostro lavoro è anche dire di no, quando serve.
Se invece valutiamo che sia il caso di procedere, ci mettiamo, per prima cosa, ancora una volta, in ascolto. Adottiamo infatti il metodo delle quattro domande. Chiediamo ai nostri clienti: perché esistete? Cosa dovete dire? Cosa dovete lasciare? Come farlo durare? E ascoltiamo le loro risposte, le ascoltiamo davvero.
A partire da quello che il brand ha già in sé, come valore autentico, possiamo sviluppare infatti una campagna di comunicazione e brand identity efficace.


Ma quando un brand può dirsi efficace?
Quando ha un motivo per esistere che il pubblico può ripetere con parole sue, senza limitarsi a slogan vuoti. L’efficacia è anche la coerenza tra quello che dice e quello che fa vivere concretamente a chi lo incontra. Infine, si tratta della capacità di accompagnare chi lo incontra lungo un percorso: da utente, a cliente, ad ambassador.
Per questo è fondamentale la voce autentica del brand. Che non si inventa, si estrae. Prima di scrivere qualsiasi cosa ascoltiamo attentamente come parla quell’azienda quando nessuno le sta chiedendo di “fare comunicazione”: le mail interne, come il titolare risponde a un cliente arrabbiato, il linguaggio che usa il team in una riunione. Lì c’è la voce vera. Il nostro compito non è sostituirla con qualcosa di più “professionale” o di più simile ai competitor, ma renderla coerente e riconoscibile in ogni touchpoint, senza appiattirla.
Case study ReBranding
Lo abbiamo fatto con Nonno Emidio, storico ingrosso di prodotti sottolio e in salamoia. Partendo da un marchio storico, con una ricchissima tradizione personale e familiare, abbiamo colto l’indicazione del cliente di rinnovare in chiave più pop e social gli elementi grafici. Abbiamo quindi ridisegnato il logo e le etichette, fino all’ideazione di capi personalizzati: un modo e un tono diversi per raccontare però valori che erano e continuano ad essere il cuore di questi prodotti.
Case study Branding
Nel caso di Chiara Voliani e dei suoi gioielli scultura, il nostro percorso inizia nel 2019, quando la sua idea era in fase di test. Qui non partivamo da qualcosa di esistente, ma dovevamo aiutare un’artista a creare da zero la propria identità digitale. Anche in questo caso, ci siamo affidati alle nostre…orecchie. Lunghe chiacchierate, per capire la sua personalità e la sua idea di brand, ci hanno portato ad una strategia comunicativa completa, a partire dalla creazione del logo: le sue iniziali sono diventate il pittogramma che oggi riporta anche sulle sue sculture.
Due brand completamente diversi tra loro, quindi, per categoria di prodotto e per storia: uno appena nato, da accompagnare nei suoi primi passi; un altro con una lunga tradizione da consolidare e rilanciare. Ma il nostro punto di partenza, prima di metterci all’opera, è stato lo stesso: ascoltare ciò che avevano da raccontarci. Solo così abbiamo potuto mettere in campo le strategie adatte per entrambi e farli ascoltare, in ciò che avevano davvero da dire, dai loro vecchi e nuovi clienti. Solo affidandosi all’ascolto, infatti, si può far parlare un brand in modo autentico e fare arrivare il suo messaggio ai giusti destinatari.
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